Vita da BI: l'analisi dei dati come opportunità di crescita in azienda

Datamaze
21.07.20 02:24 PM Comment(s)

Come consulente, nulla mi dà più dolore che sentire un’azienda sminuire parte del proprio lavoro o delle proprie potenzialità. Spesso colgo un atteggiamento di subitanea arrendevolezza di fronte a temi quali l’analisi del patrimonio informativo aziendale. Questi sono temi che offrono opportunità di crescita, e l’atteggiamento sfiduciato dell’azienda ha due effetti negativi: innanzitutto impedisce all'azienda di mettersi in gioco sul mercato, e poi le impedisce di affrontare sfide che in realtà sono tranquillamente alla sua portata.


Analisi semplici e informazioni non corrette

Una giustificazione che le aziende si danno è spesso riassunta in questa risposta: «Ma noi facciamo analisi semplici.» Questa frase nasconde un aspetto oscuro di cui l’azienda – e i suoi dipendenti – è perfettamente a conoscenza: i dati che l’azienda consulta non sono corretti. Cosa succede quando, in assenza di un’infrastruttura di Business Intelligence, i dati sono accessibili da più utenti di business? Dati non certificati tramite BI ed usati da utenti non adeguatamente preparati generano informazioni ambigue, discordanti ed errate. Peggio ancora, solleva chiunque dalla responsabilità di dimostrare la certezza, concordanza e correttezza delle proprie analisi rispetto a quelle altrui. Ed è così che il Decision Making lavora su premesse non vere, optando per strategie non realmente convenienti al business.


Analisi in evoluzione

Inoltre, quale sarebbe il limite nel fare analisi semplici? Tutte le aziende cominciano da analisi non complesse, ma non per questo si fermano lì! Aver fatto per anni analisi semplici non è in alcun modo sintomo di inadeguatezza aziendale nei confronti di un’attività analitica più potente ed efficace. La Business Intelligence cresce con l’azienda e, come l’azienda stessa, non nasce adulta né si spera muoia giovane.


Questo atteggiamento ho avuto occasione di notarlo anche parlando con amici che lavorano per aziende che non sono miei clienti, ma di cui non ho difficoltà a comprenderne il business. Mi sono sentito dire che loro, come dipendenti, si sentivano frustrati dalla mancanza di strumenti analitici e di BI adeguati. Mi hanno anche detto come non fosse volontà aziendale intervenire sul tema, nonostante la consapevolezza della scarsa qualità delle analisi, condotte più sulla sensazione (che i dati siano approssimatamene credibili) che sull'evidenza (che i dati siano inequivocabilmente corretti).


Conclusioni

Siamo nel 2020, e filosofie come la Data-driveness ormai non sono più visionarie ed implementabili da pochi, ma assolutamente attuali e accessibili a tutti. Definirsi non pronti alla Business Intelligence significa non credere nella propria azienda, modello di business e dipendenti tutti.


di Thomas Tolio, pubblicato il 21 luglio 2020

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